Positano panorama

I BORGHI PIÙ BELLI DA VISITARE NELLA PENISOLA SORRENTINA

I MIGLIORI BORGHI NEI DINTORNI DI SORRENTO

POSITANO: MONDANA, CHIC, COLORATA

Positano, la città verticale, si trova a soli 20 minuti da Sorrento ed è il primo borgo che si incontra percorrendo la statale 163 della costiera. Arroccata sul mare con le sue casette colorate, Positano è un paesino delizioso che si esplora a piedi lungo scalinate e stradine, perfetto da visitare tutto l’anno per relax, shopping, sapori e cultura.

Frizzante, mondana e colorata, Positano offre spiagge da sogno, panorami mozzafiato, shopping esclusivo e dintorni tutti da scoprire.
Dove fare il bagno e prendere un po’ di tintarella, e magari un aperitivo? Sicuramente alla Spiaggia Grande, che si estende per 300 metri di lunghezza ai piedi del borgo arroccato, o alla spiaggia del Fornillo, più riparata e raccolta, protetta come 500 anni fa dalle torri d’avvistamento contro i pirati che venivano dal mare.
Positano dal mare poi è bellissima: un servizio di barche taxi parte dalla Spiaggia Grande alla scoperta di baie e calette nascoste. Da non perdere quella del Cavone.

Infine, come resistere allo shopping? Positano è famosa in tutto il mondo per i suoi sandali artigianali in pelle e per i colorati caftani, simbolo dagli anni 60 della “Moda Positano”. La storia e la cultura di questo suggestivo borgo sono poi custodite nel Museo Archeologico Romano, ospitato in un sito di epoca romana, sotto l’Oratorio della Chiesa di SS. Maria Assunta.

Positano panorama

VICO EQUENSE: STORIA ED ECCELLENZE GASTRONOMICHE

A due passi da Sorrento, Vico Equense è il comune più esteso della penisola Sorrento e una delle mete più belle della costiera in un intreccio unico tra i Monti Lattari e il blu del mare, davanti a uno dei panorami più belli del mondo.
Il paesaggio è da cartolina: un centro storico su di un costone di roccia a strapiombo sul mare, dominato dalla facciata rosa della Chiesa di Santa Maria Annunziata.

Vico Equense è la meta perfetta in particolare per chi ama soprattutto mare, tradizioni, storia, cultura, ed eccellenze gastronomiche; basti pensare che qui, nella frazione di Ticciano, è nato lo Chef stellato Antonino Cannavacciuolo.

Che cosa fare, quindi, per una giornata a Vico Equense? La giornata può iniziare crogiolandosi al sole sulle spiagge di Marina di Aequa o sulla spiaggia di Tordigliano, affacciata sui famosi isolotti de Li Galli, dove secondo la leggenda dimoravano le sirene. O ancora si può approfittare delle virtù benefiche delle acque delle terme di Scrajo, conosciute e apprezzate già dai Romani.

Gli amanti della storia non possono perdere una visita all’Antiquarium Silio Italico: questo museo, ospitato nel palazzo del municipio, custodisce oltre 200 reperti delle antiche civiltà di questi luoghi – Greci, Etruschi, Italici – a testimonianza di un antico insediamento qui costruito nel VII secolo a.C.

Di notte, poi, Vico prende vita e rivela il suo volto mondano tra i baretti e la movida notturna di Marina di Aequa.


RAVELLO: MUSICA, INFINITO E PACE

Questo borgo, dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, è in provincia di Salerno, si trova a meno di 40 km da Sorrento ed è tra i meno conosciuti della costiera (per questo uno dei più interessanti da scoprire).

Oltre alle variopinte ceramiche artigianali, Ravello è conosciuta anche come la Città Della Musica, perché da 65 anni ospita il Ravello Festival: una kermesse internazionale di musica classica che si tiene ogni anno a luglio. Imperdibili ed emozionanti sono i concerti all’alba, sulla terrazza di Villa Rufolo a picco sul mare silenzioso.

Ma Ravello è anche gelosa e orgogliosa delle proprie tradizioni locali, come testimonia il Museo del Corallo, e del suo patrimonio religioso e architettonico. Da non perdere una visita a Villa Rufolo, che stregò anche il musicista Richard Wagner, e al Duomo di Ravello, una delle ex cattedrali più antiche d’Italia poiché risale al 1086. Da concedersi anche una sosta sulla “Terrazza dell’Infinitodi Villa Cimbrone: un punto di osservazione privilegiato a 400 m sul livello del mare, in cui perdersi davanti all’orizzonte che davvero sembra non finire mai.


NERANO: IL BLU E LA QUIETE

Nerano è il paradiso del mare, della cucina genuina e della quiete. Questo caratteristico borgo poco frequentato si trova sull’estrema punta della costiera e si raggiunge in barca o in auto da Sorrento e da Napoli.

La sua spiaggia principale, la baia di Nerano, è sassosa e affacciata su acque limpide e fresche che spaziano dal turchese al blu oltremare. Oltre agli stabilimenti attrezzati offre anche ampi tratti di spiagge libere dove potersi rilassare e godere degli splendidi panorami.

Nei ristoranti che si specchiano sul mare è possibile assaggiare gli originali spaghetti alla Nerano con zucchine, parmigiano e provolone del Monaco davvero imperdibili.

Per i più avventurosi merita una visita la Baia di Ieranto: un sentiero che parte dal centro del paese in 2 km porta in una baia protetta e affacciata direttamente sui Faraglioni di Capri.


SANT’AGATA SUI DUE GOLFI: SOSPESA TRA MARE E MONTI

Per scoprire l’anima silenziosa e montana della costiera sorrentina, si consiglia una visita al borgo di S. Agata sui Due Golfi. La località prende il nome dal fatto che è affacciata sui golfi di Salerno e Napoli: dal Monastero del Deserto, infatti, a quasi 400 m sul livello del mare, si può ammirare un magnifico panorama sulla penisola sorrentina, il Vesuvio, le Isole Flegree – Ischia e Procida – e Capri.

Il centro del paese è dominato dalla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, che custodisce all’interno un altare del 1600 con intarsi di madreperla e marmo.

Sant’Agata sui Due Golfi merita una visita anche per le squisitezze culinarie. I più golosi potranno visitare i caseifici della zona per assaggiare i latticini dei Monti Lattari, che devono il nome proprio alla lunga e pregiata tradizione casearia di queste zone.


Vista di Procida dall'alto

VISITARE PROCIDA: COSA VEDERE IN UNA GIORNATA

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Vista di Procida dall'alto

Procida, Capitale italiana della Cultura 2022

È la più piccola isola del Golfo di Napoli e probabilmente anche la meno conosciuta rispetto alle più ambite mete turistiche di Ischia e Capri: Procida è una perla autentica dell’arcipelago campano, un luogo incantevole che custodisce gelosamente la propria identità e le proprie tradizioni, lontano dai classici itinerari e facilmente visitabile a piedi in una sola giornata.

Ma non solo, Procida è anche la Capitale italiana della Cultura 2022, la prima isola ad aggiudicarsi quest’ambita nomina.

Grazie ai suoi 44 progetti culturali, 330 giorni di programmazione, 240 artisti e 40 opere originali, nel corso di tutto il 2022 Procida diventa meta ideale per immergersi nelle sue bellezze naturali e riscoprire le tradizioni secolari di una comunità essa stessa patrimonio culturale dell’isola.

 

L’isola dai mille colori

Facilmente raggiungibile via traghetto sia da Sorrento (ma solo nel periodo estivo) che da Napoli, Procida cattura l’attenzione sin dal primo momento in cui si sbarca al porto di Marina Grande. Tante piccole casette colorate affacciate su un mare cristallino vi daranno il benvenuto all’interno di un vero e proprio dipinto a cielo aperto. Un’accoglienza dai mille colori avvolgenti, che vi faranno venir voglia di partire alla scoperta dell’isolotto e di perdervi tra i tanti antichi vicoletti che impreziosiscono questo piccolo angolo di paradiso.

Cuore pulsante di Procida, Marina Grande è il centro commerciale e turistico, ricco di locali, bar e ristoranti dove assaporare la tipica cucina locale e dedicarvi allo shopping lungo la più famosa Via Roma.

 

Terra Murata e Palazzo D’Avalos

Attraverso varchi originali e vicoletti impreziositi da un meraviglioso panorama a picco sul mare potrete incamminarvi verso Terra Murata, un antico borgo medievale circondato da mura erette nel XVI secolo per proteggere la popolazione dagli attacchi via nave. Qui si snoda il centro storico di Procida, con una passeggiata di pochi minuti in salita potrete raggiungere l’Abbazia di San Michele Arcangelo ed il Palazzo D’Avalos, imponente struttura visibile anche da terraferma e famosa perché fino al 1988 ospitava un penitenziario.

 

La Corricella: il borgo dei pescatori

La vostra visita giornaliera non può non includere un giro per il borgo marinaro più antico di Procida, Marina della Corricella, celebre per essere stato scelto da Massimo Troisi come set cinematografico per “Il Postino”.

Affacciato sul mare azzurro dello splendido Golfo di Napoli, il borgo vi regalerà passeggiate in totale relax alla scoperta delle famose casette dei pescatori dai colori pastello e caratterizzate dai tipici “Vefi”, ossia i particolarissimi balconi coperti di archi di origine araba.

Se amate il silenzio e vi piace circondarvi solo di pura quiete al profumo di mare questo è l’angolo di isola perfetto per voi. E non dimenticatevi di fermarvi per una cenetta a base di pesce fresco in uno dei pochi ristorantini presenti in zona: è praticamente d’obbligo!

 

Le spiagge da non perdere

Non potevamo dimenticarci di citare, ovviamente, le meravigliose spiagge di Procida dalla sabbia fina, rese famose dall’iconico film “Il talento di Mr Ripley” del 1999 con protagonisti Matt Damon e Jude Law. Perché Procida, prima di ogni cosa, è mare.

L’isola è davvero ricca di tante spiaggette, quasi tutte accessibili, piccole baie e insenature che saranno perfette per le vostre escursioni alla scoperta del territorio.

Tra le più famose sul versante occidentale si trovano la celebre spiaggia Pozzo Vecchio, caratterizzata da sabbia scura di origine vulcanica, e le spiagge di Ciraccio e della Chiaiolella. Quest’ultima è la più grande e frequentata di Procida, adatta a famiglie con bambini e a tutti coloro che desiderano godersi un giro in barca per andare in esplorazione di cale e grotte visibili soltanto dal mare. Ma soprattutto è la spiaggia ideale per chi ama immergersi tra i colori caldi di uno dei tramonti più spettacolari di tutta l’isola.


Ragazza che mangia sul Golfo di Sorrento

SORRENTO E LA PENISOLA SORRENTINA: CHE COSA MANGIARE E I PIATTI TIPICI

Cosa si mangia a Sorrento e in penisola sorrentina

Sapori di mare e di terra, tradizioni uniche, il meglio della cucina mediterranea e piatti famosi in tutto il mondo. Stiamo parlando della cucina di Sorrento e dintorni, profumata, gustosa, ma anche delicata e robusta in base agli ingredienti. Questo perché il lembo di costa della penisola sorrentina è stretto tra i Monti Lattari, dove si produce l’ottimo fiordilatte e il Provolone del Monaco DOP, e il mare, che regala pesce, crostacei e frutti di mare cucinati e serviti in mille modi diversi.

È difficile indicare un unico piatto protagonista delle tavole sorrentine, ma basti pensare che questa è una terra di grandi sapori e talenti, come testimoniano l’arte pasticcera di Sal De Riso e soprattutto la fama dello chef stellato Antonino Cannavacciuolo, che è nato proprio qui, nella suggestiva Ticciano, una piccola frazione di Vico Equense, a 7 km da Sorrento.

Ragazza che mangia sul Golfo di Sorrento

Alici, totani, seppie, polpo e frutti di mare: la freschezza in tavola

Pezzogna all’acqua pazza, impepata di cozze, seppioline ripiene: tre ricette tipiche, soltanto per citarne alcune. Ma la cucina sorrentina è un vero e proprio trionfo di mare, dagli antipasti, ai primi ai secondi, con materie prime sempre freschissime e un tocco speciale, dato di volta in volta dai profumati limoni di Sorrento, dai pomodori, dall’olio di oliva DOP.

Il pesce che arriva tutti i giorni sulle tavole si serve alla griglia, marinato, fritto, e i carnosi frutti di mare diventano primo piatto con gli spaghetti, o delizioso “sfizio”, in sauté con aglio, olio, prezzemolo e una generosa manciata di peperoncino.

Protagonista della cucina sorrentina è poi il polpo, e in particolare i polpetti affogati: si lasciano lessare per due ore in un tegame di terracotta con i pomodori e si servono con prezzemolo tritato, ancora fumanti.

Una curiosità: il merluzzo locale, da mangiare lesso con un po’ di succo di limone, sale e prezzemolo fresco, è di qualità superiore rispetto a quello dell’Atlantico perché è completamente privo di grassi.


Le delizie di carne

Le zone interne di Sorrento e dei paesi limitrofi sono rinomate per la carne di maiale: da provare le salsicce con contorno di friarielli, i broccoli amarognoli tipici della pianura campana, e gli antipasti a base di salumi locali. Da assaggiare anche il filetto alla brace e la carne di capra.


Verdure e frutta a km 0 e tante eccellenze

Il principe della cucina sorrentina è il pomodoro di Sorrento: coltivato in tutta la zona, è grosso e tondeggiante, dal sapore molto delicato, e costituisce, insieme al fiordilatte di Agerola e al basilico, la famosa insalata caprese.

Il fertile suolo, l’aria mite e le coltivazioni a terrazzamenti regalano anche saporite melanzane, peperoni, e zucchine; queste ultime sono protagoniste di uno dei primi piatti più famosi: i cremosi spaghetti con le zucchine, insaporiti da caciocavallo in scaglie.

E che dire delle noci di Sorrento, dal gheriglio bianco e croccante e dalla buccia sottile? Sono una vera specialità. Provatele nel Nocino, il liquore tipico, o negli spaghetti con le noci, insaporiti anche da aglio e acciughe.

Il condimento immancabile delle cene sorrentine è poi l’olio d’oliva DOP di Sorrento. Fruttato, e dai riflessi verdognoli, questo olio è ottenuto con olive raccolte a mano negli oliveti che punteggiano la penisola sorrentina.

Per finire i famosissimi e profumatissimi limoni di Sorrento, vero simbolo di questa splendida terra. Apprezzati in tutto il mondo, sono grandi e succosi ed oltre a dare personalità ad ogni piatto, si possono apprezzare anche in insalata con olio e sale.


Vista panoramica Costiera Sorrentina

SORRENTO E LA PENISOLA SORRENTINA: CHE COSA FARE IN ESTATE

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Vista panoramica Costiera Sorrentina

La penisola sorrentina in estate

Sorrento e la penisola sorrentina in estate sono il paradiso del mare, del sole, della buona cucina e dei mille profumi che regala questa terra. Tra un bagno in spiaggia, un’escursione a Capri, le sagre e un sentiero che porta ai panorami più belli, ecco le proposte migliori per trascorrere un indimenticabile periodo in penisola sorrentina in estate.

 

Una giornata in spiaggia

Da Castellamare, il primo paese della penisola sorrentina che si incontra venendo da Napoli, fino alle baie sassose della costiera amalfitana e più giù verso le aree protette del Parco del Cilento ai confini con la Basilicata, si susseguono chilometri di coste di tufo a picco sul mare, tra scogli, costoni di macchia mediterranea che si tuffano direttamente in acqua e tante piccole cale di ciottoli protette dalle pareti di roccia. Alcune di queste son super conosciute e frequentatissime, altre da scoprire a piedi scendendo tramite sentieri un po’ impervi direttamente dalla Strada Statale 163 che collega Sorrento con tutti i paesi della costiera.

Sorrento e la penisola sorrentina in estate sono mete di un turismo internazionale e italiano: gli stranieri, in particolare inglesi e americani, alla ricerca dei fasti narrati dai primi viaggiatori che resero famose queste zone ai tempi del Grand Tour, e gli italiani alla ricerca di divertimento, buon cibo, giornate di mare e tanto sole.

Tra le spiagge più rinomate di Sorrento ci sono quella di Marina Piccola, che ha anche una zona libera, e quella di Marina Grande, su cui si affaccia un borgo di pescatori molto rinomato per i piatti a base di pesce fresco dei suoi ristoranti. In generale, le spiagge di Sorrento e dintorni sono sassose e le baie meno frequentate sono libere; si consiglia, perciò, di portare le scarpette di gomma, acqua e qualcosa da mangiare. Lungo la statale si trovano gli accessi ai sentieri che portano alle spiagge e piccole salumerie in cui fare scorta di snack e sostanziosi panini: provateli farciti con pomodori e mozzarella o con la provola.

 

Una gita a Capri da Sorrento

Per una giornata estiva, l’escursione ideale da Sorrento è l’Isola di Capri. Dal porto di Sorrento partono con molta frequenza aliscafi e traghetti per Capri. In estate le corse sono spesso affollate e quindi si consiglia di prenotare anche il ritorno. C’è inoltre la possibilità di prenotare tour privati sulle barche tradizionali di Sorrento con varie opzioni, tra cui ad esempio aperitivo o cena a bordo, e romantiche crociere al tramonto.

Che cosa fare una volta sbarcati a Capri? Le scelte sono tante, ma tra i must c’è la visita alla Grotta Azzurra in barca, che comprenda magari anche la sosta ai famosi Faraglioni, e la scoperta del Monte Solaro e di Villa San Michele, la montagna di Capri, che si raggiunge in seggiovia. Da qui la vista spazia fino a Salerno. E poi, è immancabile “lo “struscio” in Piazzetta, crocevia di mondanità e di bella vita da sempre: dopo la sosta d’obbligo ai tavolini in piazza la passeggiata può proseguire per i Giardini di Augusto e Via Camerelle, la via dello shopping caprese per eccellenza, e probabilmente una delle vie a maggiore concentrazione di boutique di alta moda in tutto il mondo.

 

Punta Campanella e il suo parco marino

In un territorio unico, situato all’estremo ovest del Golfo di Napoli, si estende Punta Campanella, il punto più estremo della penisola sorrentina, oggi area protetta. In questa zona l’ambiente è perfettamente conservato, riparato da una macchia mediterranea che scende dolcemente verso il mare, punteggiata da agrumeti e uliveti.

L’area Marina protetta di Punta Campanella si può visitare nelle zone permesse dalla legge, con escursioni in barca. Oppure, si può percorrere in bici, ma anche a piedi, lungo tutto il tratto di costa a picco sul mare davanti al Golfo.

Il sentiero che porta a Punta Campanella parte dal paese di Termini, una frazione di Massa Lubrense. Si tratta di una passeggiata immersa nella natura di circa 4 km, e il tempo di percorrenza medio è di circa due ore in totale. Un sentiero pianeggiante, immerso tra orti e uliveti e affacciato sul mare. I più avventurosi possono proseguire poi per la cima del Monte San Costanzo, oppure per il pianoro di Punta Campanella. Qui si possono vedere i resti di una torre saracena costruita nel 1300. Raggiungere Monte San Costanzo è facile, basta semplicemente seguire i segnali in bianco e rosso dipinti sulle rocce. Da qui, oltre 400 m sul livello del mare, la fatica viene premiata dal panorama che permette di ammirare tutta la penisola.

 

Le sagre estive della penisola sorrentina

La sagra dei sapori contadini di Ticciano, Vico Equense

Cosa c’è di meglio di un vero e proprio tour enogastronomico nel paese di nascita dello chef stellato Antonio Cannavacciuolo? Stiamo parlando della Sagra dei Sapori Contadini, che si tiene ogni anno la settimana prima di Ferragosto in questo piccolo borgo alle pendici del Monte Faito. Un’occasione per scoprire un volto tradizionale e diverso della penisola sorrentina, lontano dal clamore estivo.

La sagra che spesso vede ospite il cittadino più famoso di Vico Equense, lo Chef, è una scoperta di sapori e piatti di un tempo: dalla carne di capra alla ticcianese, alle degustazioni di vino locale, le famiglie preparano i piatti con le ricette tradizionali tramandate di generazione in generazione. Il tutto arricchito da balli e musica.

 

La Sagra del Riavulillo a Vico Equense

Sempre Vico Equense ospita nella prima settimana di agosto la sagra del Riavulillo. Il riavulillo (diavoletto) è un piccolo caciocavallo prodotto con metodi artigianali in queste zone, ripieno di peperoncino e olive nere, oppure con olive verdi e salumi quali prosciutto crudo e cotto. La tradizione vuole che questo caciocavallo si gusti sciolto sulla brace direttamente su fette di pane casereccio tostato. Una vera specialità, accompagnata da vino locale, musica dal vivo e tanto divertimento.

 

Arte a Sorrento in estate: Il Syart, Sorrento Festival

Ogni anno, da luglio a settembre, la suggestiva location di Villa Fiorentino a Sorrento si veste di cultura per il Sorrento Festival, una kermesse internazionale dedicata all’arte contemporanea in cui artisti provenienti da ogni parte del mondo raccontano la loro visione della vita attraverso opere d’arte, mostre a tema ed esposizioni di fotografia, scultura, pittura, installazioni.


LIMONE DI SORRENTO, PECULIARITÀ, STORIA E BENEFICI

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Limone di Sorrento, l’oro giallo della Campania

Il limone di Sorrento è un agrume simbolo del territorio della Campania, che ha ottenuto il riconoscimento I.G.P.

Il limone di Sorrento è uno dei simboli più rappresentativi della regione Campania e della Costiera Amalfitana. Questo agrume ha, infatti, ricevuto il riconoscimento I.G.P., ovvero di Indicazione Geografica Protetta. Questo perché il limone di Sorrento rappresenta un ecotipo locale della specie Citrus Limon (limone comune), noto anche come Limone di Massa o “Massese”, oppure come Ovale di Sorrento.

Ma quali sono le caratteristiche e le peculiarità del limone di Sorrento? E quali le proprietà benefiche di questo straordinario agrume?

Limone di Sorrento IGP, quali sono le sue caratteristiche?

Il limone di Sorrento è un agrume dalla forma ellittica, che differisce dagli altri agrumi per via delle sue proprietà organolettiche. Le sue dimensioni medio-grosse. La buccia ha la caratteristica di essere abbastanza spessa, e di un colore giallo citrino. Quest’ultima è una delle sue particolarità: è, infatti, ricca di oli essenziali, che rendono il Limone di Sorrento profumatissimo. La polpa è, invece, molto succosa:proprio il succo presenta un elevato livello di acidità, presenza di vitamina C e sali minerali.

Il limone di Sorrento nasce nel territorio della Penisola sorrentina, da Vico Equense fino a Massa Lubrense fino ad abbracciare l’isola di Capri e Anacapri. In particolare, il riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta è riservato ai limoni di Sorrento coltivati nei comuni di Massa Lubrense, Meta, Piano di Sorrento, Sant’Agnello, Sorrento, Vico Equense, oltre che a Capri e Anacapri. Questa zona è caratterizzata da verdi pendii, che si protendono fino al mare, su cui sono issate strutture in canne, le “paglierelle”, che si appoggiano su dei pali di legno. Questa tecnica viene usata per produrre il limone femminello sorrentino, la cui pianta, riparata in questo modo dalle intemperie, può far ritardare la maturazione dei suoi frutti. Quando questo accade, l’agrume risulta poi caratterizzato da maggiori proprietà organolettiche. I limoneti sono, inoltre, diventati dei simboli del territorio e hanno preso il nome di “pergolato sorrentino”.

Limone di Sorrento: cenni storici e benefici

Il limone di Sorrento ha origini molto antiche: la sua presenza nell’area sorrentina è infatti certificata da documenti storici risalenti al 1500, mentre a livello genetico i suoi antenati risalgono addirittura all’epoca romana. Numerosi dipinti e mosaici ritrovati duranti gli scavi di Pompei ed Ercolano testimoniano la presenza di limoni molto simili agli attuali “massesi” e “ovali sorrentini”. Questo significa che già gli avi latini facevano utilizzo nelle loro mense di questi profumati e succulenti agrumi. Le fonti più significative sul limone di Sorrento risalgono però all’epoca rinascimentale, anche se bisognerà aspettare il 1600 per avere la sicurezza della coltivazione in forma specializzata, come risultante dagli atti dei locali Padri Gesuiti.

Per quanto riguarda i benefici, una delle peculiarità dell’agrume limone è quella di possedere la vitamina C. Quest’ultima è fondamentale per l’assorbimento del ferro contenuto nelle verdure verdi a foglia e nei legumi. Si trova presente in maggiori quantità nella scorza, che è anche ricca di fibra e calcio. La scorza contiene al suo interno anche il limonene, una molecola da cui dipende il caratteristico profumo di questo agrume e che rappresenta la principale componente dell’olio essenziale di limone. Il colore giallo intenso, poi, è legato alla presenza di beta-carotene, un altro componente benefico nel frutto del limone. Questo elemento è un precursore della vitamina A, fondamentale per la vista e per i processi di crescita e riparazione delle cellule, oltre ad avere un ottimo effetto antiossidante.


VALLONE DEI MULINI

Alla scoperta del Vallone dei Mulini, uno dei luoghi abbandonati più fotografati

Il Vallone Dei Mulini abbandonato che divenne celebre grazie alle caratteristiche che lo contraddistinguono.

Il Vallone dei Mulini è una valle nell'area di Sorrento e della Costiera Amalfitana. Si tratta di uno dei luoghi abbandonati più fotografati, messo però a rischio da numerose frane. Situato alle spalle di Piazza Tasso, il Vallone domina da secoli il centro della città. Ma qual è la storia che caratterizza questo suggestivo panorama naturale? E perché è salito agli onori della cronaca?

Le Origini Storiche

Se osservato dall'alto, il Vallone dei Mulini si presenta come un profondo solco che attraversa la montagna. La valle si formò circa 35 mila anni fa, durante una prima grande eruzione che sconvolse la Campania.

Questa valle è parte di un sistema di cinque valloni che, nell'antichità, attraversavano la penisola sorrentina e segnavano il confine fra un paese e l’altro. Inoltre, era anticamente collegato a  Marina Piccola e con il porto. Rappresentava un importante punto di ritrovo per la popolazione locale, specialmente per i contadini e i pescatori.

Un vecchio mulino dà il nome alla valle, dove esisteva anche una segheria che le acque sorgive collinari alimentavano. La segheria serviva a rifornire artigiani locali, creatori di numerosi manufatti secondo l’arte tarsia sorrentina.

Nel Vallone era presente anche un lavatoio pubblico, dove le donne del popolo si recavano per il bucato.

 La costruzione di Piazza Tasso, avvenuta nel 1866, segnò la fine dell'utilizzo del vallone. Alla costruzione della Piazza conseguì l’incanalamento delle acque e il riempimento della parte terminale del vallone, in prossimità di Marina Piccola.

Perché il Vallone è così conosciuto?

Pur non essendo uno dei siti più frequentati,  il sito americano BuzzFeed ha scoperto la bellezza del Vallone, inserendolo, successivamente, nell'elenco dei 30 luoghi più affascinanti del pianeta. Successivamente, un noto profilo della piattaforma ha pubblicato uno scatto della Valle, che ha ottenuto milioni di visualizzazioni e oltre 300 mila like. 

Oggi, per accedere al Vallone dei Mulini, l’unica alternativa è attraversare il piccolo cancello che si vede dalla strada che collega Pizza Sant’Antonio con il porto. La costruzione di Piazza Tasso ha, infatti, isolato il vallone. Allo stesso tempo, si sono create al suo interno condizioni climatiche invivibili per l’uomo.

L’umidità ha infatti raggiunto un tasso costante dell’80%. Questo microclima ha, però, favorito lo sviluppo di una rigogliosa vegetazione spontanea, tra cui un raro esemplare della famiglia delle felci. 

Pic by Lonely Planet


TARSIA DI SORRENTO

Tarsia di Sorrento, l’arte degli artigiani del legno

La Tarsia di Sorrento è un’antica tecnica degli artigiani del legno locali per realizzare manufatti che incantano il mondo

La tarsia sorrentina è un’arte antica: i maestri artigiani del territorio si sono da sempre cimentati in una meticolosa quanto complessa lavorazione del legno. Il risultato? Oggetti e mobili di elevato pregio stilistico, con ricche decorazioni. Ma quali sono le origini della tarsia lignea sorrentina e le tecniche utilizzate per questa straordinaria arte?

La storia dell’arte della tarsia sorrentina

La prima apparizione di questa tradizione risale a un periodo a cavallo fra il VI e il VII secolo. La tarsia sorrentina arredava gli interni dei monasteri benedettini. Successivamente quest’arte si diffuse nel corso del XIV secolo, ma conobbe il suo periodo d’oro solo durante il Rinascimento e, ancor di più, nel corso dell’800.

Ma perché fu proprio l’800 il secolo di maggiore diffusione della tarsia sorrentina? Perché l’Ottocento fu l’epoca del Grand Tour: artisti di tutto il mondo visitavano, in quel periodo, l’Italia.

Sorrento e la costa sorrentina erano tra le mete favorite degli artisti. Il Grand Tour non solo incrementò la richiesta di manufatti, ma influenzò e ispirò gli artigiani locali. La tarsia lignea sorrentina divenne così famosa anche in ambito europeo.

Quali sono le caratteristiche della tarsia sorrentina?

La tecnica della tarsia sorrentina si basa su quella dell’ intarsio. Consiste nella realizzazione di immagini (paesaggi, ritratti, decori, nature morte, etc.) tramite foglie sottilissime di legnami di diverso colore alternate a lamine di altri materiali, come l’avorio o la madreperla, su cui si innestano anche metalli e pietre dure.

Nonostante l’arte della tarsia lignea sorrentina abbia dovuto subire la concorrenza di altre città europee, come Nizza, è stata comunque in grado di distinguersi per due elementi:

  • la scelta delle tecniche;
  • la scelta dei materiali.

La tarsia sorrentina è un’arte che, soprattutto in passato, richiedeva l’impegno di più figure professionali. Sebbene oggi le lavorazioni non siano più rigorose come un tempo, ancora oggi più professionisti tendono a lavorare sullo stesso oggetto. 

I traforatori, ad esempio, hanno il compito di modellare i tasselli di mosaico di varie dimensioni per comporre i disegni realizzati con l’utilizzo di legni di diverse tonalità e colorazione. Successivamente, i ricacciatori perfezionano i disegni usando i legnami. Esistono poi lavoratori dediti alla cura di cerniere, serramenti e rivestimenti interni. Infine, i lucidatori furono le figure che si dedicarono alla verniciatura degli oggetti di tarsia sorrentina, usando vernici a spruzzo. 


LA BAIA DI IERANTO

Baia di Ieranto, visita nella casa delle Sirene

La Baia di Ieranto è nota per essere la casa delle Sirene, nonché una delle zone più suggestive e spettacolari della penisola sorrentina.

Sorrento è conosciuta da turisti nazionali e internazionali per essere la “Terra delle Sirene”. Proprio nella punta più estrema della penisola, ovvero la Baia di Ieranto, la leggenda vuole che si trovi la casa delle Sirene di Ulisse. Il nome Ieranto deriva dal greco “Ieros”, che tradotto significa “luogo sacro”. Quali sono le caratteristiche della Baia di Ieranto e che cosa vale la pena fare in questo suggestivo territorio?

La Geografia della Baia

La Baia di Ieranto si allunga a partire dal borgo marinaro di Nerano fino quasi a Capri. In base a quanto racconta Plinio il Vecchio fu proprio in questo luogo che avvenne l’incontro fra Ulisse e le Sirene, durante il viaggio di ritorno dell’eroe nella sua amata Itaca. Ma questo territorio non è conosciuto soltanto per via della leggenda attorno alle Sirene. Questa terra è infatti nota anche per via della sua antica tradizione agricola, di cui si sono fatte carico gli agricoltori autoctoni attraverso la coltivazione degli agrumi e i terrazzamenti di ulivi.

La Baia ha poi alle spalle un passato con vicende di pirateria saracena, come testimoniano le cinquecentesche torri difensive di Montalto e Campanella, nonché un ricordo industriale, legato a una cava di roccia calcarea che è stata dismessa negli anni ’50.

Quali attività si possono svolgere?

La baia è stata donata al FAI con un preciso obiettivo: evitare che questo splendido territorio fosse oggetto di speculazione. In questo senso il Fondo Ambiente Italiano è intervenuto con importanti opere di restauro ambientale, con il fine di recuperare la macchia mediterranea originale: dall’euforbia al ginepro, fino al rosmarino. 

Oggi, questo luogo un Sito di Interesse Comunitario che fa parte dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella. La grande biodiversità che domina il territorio fa sì che questo luogo sia l’idea per chi ama essere in contatto con una natura incontaminata. Anche i turisti che vogliono provare esperienze di viaggio diverse, come il birdwatching, lo snorkeling, il kayak o passeggiate botaniche saranno soddisfatti. 

Fra le attività consigliate, almeno un tratto del sentiero che parte da Nerano. Lungo 6 chilometri, il sentiero comincia passando accanto alla villa rosa, che fu la dimora sorrentina di Norman Douglas. Continuando il percorso improvvisamente ci si troverà davanti a una vista panoramica straordinaria, da cui poter scorgere i Faraglioni di Capri. Dal rifugio del FAI che si incontrerà sarà possibile raggiungere la spiaggia di Ieranto attraverso la scala dei minatori, una scala costruita dai minatori all’inizio del ‘900 per poter raggiungere più velocemente le cave poste al livello del mare. In questa suggestiva spiaggetta è possibile trascorrere la giornata, facendo il bagno nell’acqua più pulita della penisola, in quanto situata in piena area protetta. 

Pic By Pro Loco Massa Lubrense


PUNTA CAMPANELLA: COSA VEDERE

Punta Campanella, le meraviglie della riserva marina 

Una riserva marina fra la Penisola Sorrentina e la Costiera Amalfitana, con una storia importante e ricca di bellezze naturali.

Punta Campanella rappresenta una lingua di terra che fa da congiunzione fra la Penisola Sorrentina e la Costiera Amalfitana. Questo territorio, che per conformazione geografica sembra quasi voglia ricongiungersi con l’Isola di Capri, può essere raggiunto solamente a piedi. Come? Attraverso un percorso sul versante nord del Promontorium Minervae. Il tratto è parte del Sentiero di Athena, circuito ad anello che collega Punta Campanella al Monte San Costanzo.

Punta Campanella, l’origine del nome e la caratteristica torre

Il nome deriva dal fatto che qui, nel 1300, Roberto d’Angiò costruì una torre con lo scopo di avvistare e lanciare l’allarme nel caso in cui arrivassero dei nemici pirati.  Una campanella,collocata sulla cima della torre lanciava il segnale di allarme: in questo modo si propagava anche alle altre torri situate lungo la costa. 

La torre sorge sul sito che anticamente ospitava un tempio dedicato alla Dea Atena-Minerva, fondato dai Greci e successivamente ereditato dai Romani. Diversi ruderi archeologici testimoniano la presenza di questo luogo sacro e sono ancora oggi visibili intorno alla torre.

Nota anche con il nome Torre Minerva, Roberto D’Angiò ordinò la costruzione della torre tra il 1334 e il 1335. Successivamente, venne rifatta nel 1556 a seguito della sua distruzione a opera dei Turchi. 

Un Luogo Leggendario

Con la sua riserva marina, Punta Campanella  è un’area che è riuscita a mantenersi in buona parte intatta. Gli agrumeti e uliveti ne caratterizzano l’identità. Nonostante la presenza di importanti insediamenti urbani, come Napoli o Castellammare di Stabia. Punta Campanella è riuscita comunque a mantenere il suo fascino leggendario. 

In questo territorio, infatti, la mitologia vuole che Ulisse abbia incontrato le sirene ammaliatrici, coloro che causavano il naufragio di numerose navi di marinai con il loro canto magico. Passando sul lato sinistro della torre di Punta Campanella è possibile raggiungere la grotta dove abitavano le sirene di Ulisse.

A metà di questo itinerario i viaggiatori si imbatteranno in un’epigrafe rupestre in lingua osca, incisa sulla pietra e risalente alla prima metà del II secolo a.C. La scritta, che indica il punto di approdo per il Santuario della Dea Minerva, dimostra la presenza di popolazioni italiche in una zona come quella di Punta Campanella ritenuta da sempre occupata esclusivamente dai Greci. 

Per quanto riguarda le bellezze naturali che il territorio del Parco Marino di Punta Campanella ospita, bisogna sapere che le acque dell’area marina rappresentano uno straordinario esempio di biodiversità, la cui tutela è tra i motivi principali per cui è stata istituita la riserva. Luogo ideale per gli amanti delle immersioni, sotto il blu del mare di Punta Campanella sono stati ritrovati diversi reperti di origine greco-romana. Le immersioni partono da una profondità di 25 metri fino ad arrivare ai 40 metri: nel mare di Punta Campanella vivono Gorgonie di ogni tipo, diversi esemplari di Anthias oltre a spettacolari branchi di tonni e ricciole, il tutto contornato da una distesa di spugne gialle.

Pic By Enzo Masullo, posted on Trip Advisor 


ARCIPELAGO LI GALLI

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Arcipelago Li Galli, un paradiso fra natura e leggenda

L’arcipelago Li Galli si trova fra Capri e Positano: le bellezze naturali che caratterizzano le 3 isole che lo formano sono entrate a far parte della leggenda e del mondo dello spettacolo.

Gallo Lungo, La Rotonda e La Castelluccia sono le tre isole che compongono l’arcipelago Li Galli. Quest’ultimo è un piccolissimo tratto di terra, situato fra Capri e Positano, che rappresenta una delle attrazioni più suggestive e spettacolari di tutto il Mediterraneo. L’arcipelago Li Galli era conosciuto anche come Le Sirenuse. Secondo un’antica leggenda, infatti, in questo luogo vivevano le sirene, che, con il loro canto, ammaliavano i marinai di passaggio. Ma cosa racconta davvero la mitologia? Cosa pensano gli uomini di oggi dell’arcipelago Li Galli?

Arcipelago Li Galli, una meraviglia naturale fra storia e leggenda

L’arcipelago Li Galli si trova a pochi chilometri a sud della Penisola Sorrentina. I tre isolotti che lo compongono fanno parte dell’area marina protetta di Punta Campanella. Gallo Lungo è l’isola più grande. Gli antichi greci abitarono nell’epoca classica quest’isola, unica delle tre ad aver ospitato l’uomo fin dall’antichità. Inizialmente in questo luogo sorgeva un monastero, che divenne una prigione durante il regno di Carlo II di Napoli, verso la fine del XIII secolo. Per monitorare gli attacchi dei pirati poi, nel XIV secolo sorse la torre aragonese, ancora visibile. 

Tornando al mito legato all’arcipelago Li Galli, pare che in questo territorio abitassero Partenope, Leucosia e Ligia, le tre sirene dell’Odissea. I marinai, ammaliati dal seducente canto delle tre creature, si schiantavano inevitabilmente contro le rocce degli isolotti. Sempre secondo la mitologia antica, soltanto la nave di Ulisse e quella degli Argonauti furono in grado di scampare da questo triste destino.

Così come il nome Le Sirenuse deriva da questa leggenda, anche il nome Li Galli è legato al mito delle sirene: nell’antica Grecia, infatti, queste creature non erano metà donna e metà pesce, quanto piuttosto metà donna e metà uccello. Da qui discende l’accostamento fra le sirene “pennute” con il gallo e le galline, di cui il nome arcipelago Li Galli. 

Arcipelago Li Galli, un paradiso per le celebrità

Le sirene non furono però le uniche abitanti “celebri” a popolare l’isola: anche famiglie feudali e governative, intellettuali, artisti e imprenditori sono stati infatti stregati dal fascino delle bellezze naturali che caratterizzano questo luogo. Fra le celebrità che si innamorarono perdutamente dell’arcipelago Li Galli è da ricordare il coreografo Leonide Massine, che, nel 1924, fece costruire su questo territorio una sontuosa villa. L’ architetto Le Corbusier ristrutturò, successivamente, la villa nel 1937 e realizzò anche il belvedere con al centro una fontana mosaicata che affaccia sui faraglioni di Capri e, dalla parte opposta, le varie terrazze aggettanti su Positano e sulla Costiera amalfitana.

Alla morte di Massine, nel 1979, la villa venne lasciata a Rudolf Nureyev, ballerino e coreografo sovietico. Ma l’arcipelago Li Galli ha ospitato e accolto anche altri nomi famosi dello star system: da Anna Magnani a Franco Zeffirelli, passando per Sofia Loren, Jacqueline Kennedy e Aristotele Onassis.

Il fascino e le bellezze naturali che caratterizzano l’arcipelago Li Galli hanno ricevuto un riconoscimento ufficiale non soltanto dalle celebrità del mondo dello spettacolo, ma anche dal Ministero dei Beni Culturali che, nel 1987, ha dichiarato questa zona come “area di importante interesse archeologico”. Essendo di proprietà privata, l’arcipelago Li Galli può essere visitato soltanto su invito: nonostante questo, è possibile ammirarne lo splendore attraverso tour in barca che portano alla scoperta dell’acqua limpida e del suggestivo paesaggio delle 3 isole. 

Photo by VesuvioLive